Cenni Storici di San Cesareo

LA STORIA

La concezione secondo cui San Cesareo mancherebbe di riferimenti storici,teoria che ha afflitto questo paese sin da quando costituiva un unico comune con la vicina Zagarolo (che di storia ne ha una sua) è da rivedere. San Cesareo ha una sua storia, anzi, ne ha più di una ed è sicuramente lunga e meritevole di attenzione. Dalla metà del II secolo a.C., alle fattorie sparse nella campagna si affiancarono le ville di otium dei più famosi personaggi dell’antica Roma, e tra questi Giulio Cesare, che proprio nel “Lavicano suo”, come scrive Svetonio, fece il suo famoso testamento, alle idi di settembre del 45 a.C., sei mesi prima della sua morte. La grande Villa Imperiale che sorse in questo luogo si sviluppò sotto le dinastie Giulio-Claudia e Flavia nel I sec. d.C. da Valerio Massenzio, che proprio qui venne acclamato imperatore dai pretoriani e dal popolo di Roma, il 28 settembre dell’anno 306. Negli antichi itinerari questo luogo era indicato con il nome di Ad Statuas, per l’abbondanza di statue che vi erano, e distava 18 miglia da Roma lungo la via Labicana. Da qui si diramavano alcuni diverticoli, il primo conduceva a Praeneste ed al famoso Santuario della Fortuna Primigenia, il secondo al passo dell’Algidum sulla via Latina, il terzo alla città di Tusculum ed il quarto alla città di Gabii. Alberghi, Taberne ed edifici commerciali formavano una vera e propria statio. I resti di questi edifici ed i tracciati basolati della via Labicana e dei suoi diverticoli sono stati rinvenuti nel 1993 e nel 1995 nel sottosuolo dell’odierna Largo Villa Giulio Cesare, al centro del paese. In epoca medievale questo territorio apparteneva alla potente casata dei Conti di Tuscolo e nell’anno 1050, i Monaci Basiliani della Badia greca di Grottaferrata fondarono, tra le rovine della Villa Imperiale, una Grangia ovvero un deposito fortificato di granaglie ed una chiesa, che dedicarono a San Cesareo, in ricordo degli antichi imperatori che qui soggiornavano. Nel 1191, quando era ormai un feudo della potente Famiglia Colonna, del ramo cadetto dei Conti di Tuscolo, vi trovarono rifugio parte degli abitanti di questa grande e potente città, che proprio in quell’anno fu distrutta dal Senato e popolo di Roma.“Burgus et Castrum Sancti Caesarii”, così viene ricordato nelle cronache medioevali sulla distruzione della città tuscolana. Il 6 maggio del 1333 Bertoldo Orsini Duca di Bracciano con suo cognato Conte dell’Anguillara ed un forte numero di cavalieri, mentre si recavano ad attaccare Stefano Colonna rifugiatosi nel castello di Zagarolo, furono vittime di un assalto guidato dal ventenne Stefanuccio di Sciarra Colonna che, uscito dal Castello di San Cesareo li prese di sorpresa uccidendoli. Quest’episodio segnò l’inizio delle guerre baronali tra i Colonna e gli Orsini che per secoli funestarono la Campagna Romana. Il castello teatro dell’agguato venne preso di mira in special modo dai nemici dei Colonna, cosicché San Cesareo venne ripetutamente distrutto ed incendiato. Nel corso degli assedi al castello, quando finivano le munizioni venivano fatte a pezzi le statue romane, che si trovavano in gran quantità a San Cesareo, per gettarle sopra gli assalitori.
Nel 1670 San Cesareo passò ai Rospigliosi Pallavicini, che ne fecero una ricca tenuta agricola dell’estensione di oltre 1600 ettari. I contadini che lavoravano nella Tenuta provenivano dai paesi vicini e soprattutto da apranica Prenestina. Non era permesso loro di edificare case in muratura. Costruirono allora sul colle de I Marcelli un villaggio di capanne, così come ve ne erano a decine nella Campagna Romana dell’800 fine alle porte di Roma. Nel 1919
l’Opera Nazionale per i Combattenti espropriò la Tenuta di San Cesareo, che divenne un’azienda agricola modello, e ricostruì il paese, inaugurato nel 1928. Dal dopoguerra ad oggi San Cesareo ha avuto uno sviluppo sempre crescente e la popolazione attuale proviene da varie regioni d’Italia. L’economia, dopo i fasti di un’agricoltura altamente specializzata nel settore della orto-frutto-viticoltura, si è oggi sviluppata prevalentemente nel settore del commercio, dell’artigianato e del terziario, rivolto alle attività della vicina Capitale. Pag.2 >>